La Bozza / Short Story

Strana sensazione.Compressione. No, non rende. Tensione. Non in quel senso. Protensione. Si sono a favore. Cancello tutto. Come se l’avessi fatto. Ricomincio. Ehm. Meglio schiarirsi la voce prima di ricominciare. Fatto. Credo. A capo.
Prendiamo il concetto di tempo. Quanto ne passi a pensare. Tanto. Ma non mi ritengo un pensatore. Tuttaltro. Sto per abbandonare. Non credo che una lettera si possa scrivere solo per il fatto che la si voglia scrivere. E’ lei a venire fuori. Io non faccio altro che dargli il mezzo per essere. Se devo essere io, allora non viene fuori niente. Se non una agglomerato di lettere che scorrono. Quasi quello che sto scrivendo sia solo un qualcosa derivato dal suono dei tasti del mio computer. Mi piace sentire lo scorrere delle parole quasi fosse questo il loro vero “rumore”. Rileggo. Ha poco senso. Ma questo lo sapevo già. Rifletto. Cosa voglio scrivere. E soprattutto sto scrivendo per me stesso o per qualc’un altro? Ero partito per scrivere qualcosa a lei. Ma ora sono finito in questo meandro di parole, in bozza. Una bozza che probabilmente non verrà mai spedita. Frustrazione. Mi descrive. A capo.
Ricominciare ti da un senso di libertà. Posso ricominciare basta andare a capo.
Ecco, di nuovo. A capo.
Sempre prima. Forse sto esagerando. Non si può andare a capo senza aver fatto nulla. Devi metterci una pietra sopra. Voltare pagina. Ma ancora non ho letto la prima. Ah. Beh allora resta su quella pagina. Ma ci sto da troppo tempo è piena di scarabocchi. Niente di comprensibile, un mucchio di parole, cancellature. E un enorme bozza. Ci sono incipit, mai cominciati. Conclusioni mai concluse. Mi descrive appieno. Rileggo. Forse è questa la chiave di scrittura. Una bozza. Strano, non avrei mai pensato che l’ispirazione a questa lettera sarebbe venuta dalla pagina bianca. Dalla bozza. E’ stata li ferma, immobile, bianca e ha dato un suo parere sulla questione. Cavolo mi battono anche le bozze. Riescono a essere originali pur non facendo nulla. Stai straparlando. Si lo so. E’ un leit motiv. Rileggo. Tutto. Bene. Ora scrivo.


“La Bozza”


L’inizio è sempre la parte più difficile. Ma quello che la caratterizzava era un inizio. Da un certo punto di vista, era il tutto prima di tutto il resto. Qualcuno avrebbe potuto dire: il nulla. Si tecnicamente era corretto. Ma lei si sentiva tutto tranne il nulla. Anzi il tutto e basta. Certe volte si lasciava andare a delle manie di megalomania. Lo ammetteva. Forse era un tutto, ma non cosi grande. Un buon tutto. Quasi tutto. Ecco questo le sembrava il giusto compromesso.

La bozza veniva aperta ogni mattina. Rimaneva li in silenzio a fissare il suo autore che però sembrava come intontito. Era velocissimo nell’aprire la pagina bianca quanto veloce nello smettere di dare anche il più piccolo segno di vita. Era come un bambino quando gli si dice di stare zitto, appena gli si diceva: “beh, allora, parla!” Silenzio. Occhio sperduto, in cerca di qualc’uno che gli suggerisca la battuta successiva. Il vuoto. Se la bozza avesse potuto avrebbe disegnato una balla di fieno che attraversasse tutta la pagina. Forse cosi lo scrittore avrebbe mosso quelle sottili dita che teneva incollate ai tasti.

La giornata continuava fra thè, caffè, spuntini vari, telefonate. Niente che avesse a che fare con lo scrivere qualcosa. Poi a fine serata, il cursore si avvicinava alla X. Vuoi uscire? Sei sicuro? Vuoi salvare la bozza? SI. SI? Si? Perchè cavolo voleva salvare quella che era solo una bozza, un’idea mai realizzata, un’affermazione del nulla, la non creatività a sua immagine e somigianza. Salva con nome. M. Chiudere sessione? Chiudi. Spegnimento in corso.

Accensione in corso. Non staccare la presa. Eh certo. Perchè adesso accendo e poi stacco la presa. Scansione in corso. E’ inutile che scansioni, tanto non c’è niente è tutto come ieri. Come l’altro ieri. E come il giorno prima ancora. Benvenuto. Grazie. Vuoi aggiornare? NO. Premere Ok. Ok. Sei sicur…Si. Ok. Apri file recente. M. Silenzio. La barra lampeggiava in attesa di un qualcosa. Una lettera un punto sarebbe perfetto. Niente. Credo mi farò un thè. Si è quello che mi serve. Poi mi siedo qui e… Forse è meglio un caffè. Si un caffè. Screensaver. Standby. Riattivazione. Screensaver. Standby. Riattivazione. Screensaver. Standby. Riattivazione. X. Vuoi uscire? Sei sicuro? Vuoi salvare la bozza? Si. Chiudere sessione? Chiudi. Spegnimento in corso.

Un’altra accensione. L’ennesima. | | | | | La barra continuava a lampeggiare. Quasi si era stufata di essere li a chiamare un qualcosa che non sarebbe mai arrivato. | | | | |. Che razza di lavoro che si era trovata. Avrebbe potuto essere un icona. Una barra. Un Hyperlink. Ah, quello si che era un lavoro. Non una parola come tutte le altre. Qualcosa di più. Dietro quella che sembrava solo un accumulo di lettere c’era un infinità di significati diversi. | | | | |. |||||||||||||||||||||||||. Cos’è stato? |||||||||||||||||||||||||||||||||. Di nuovo? Forse che lo scrittore finalmente si è degnato di scrivere? ||||||||||||||||||||||||||||||||. Falso allarme. Ma qualcosa stava succedendo. La barra si sentiva spinta in avanti e poi di nuovo indietro. Niente da fare. Fissando lo schermo lo scrittore semplicemente teneva premuta la barra spaziatrice, salvo poi tornare indietro. Neanche di quello era convinto. Neanche di uno spazio bianco. Anche quello cancellava. X. Vuoi uscire? Sei sicuro? Vuoi salvare la bozza? Si. Chiudere sessione? Chiudi. Spegnimento in corso.

Accensione in corso. Eccolo che ritorna. Hey quanta fretta. Lo scrittore nervosamente premeva i pulsanti della tastiera. Strano. Benven..Grazie. Vuoi ag…NO. Prem…OK.OK. Apri…M. Silenzio. |    |    |    |. Falso allarme. Aveva solo fretta di vedere la sua bella pagina bianca. mpf!. Chissà cosa ci farà poi con la sua pagina bianca. Strana sensazione. Compressione. Come se valesse qualcosa, come se dicesse qualcosa…hey aspetta un attimo. No, non rende. Tensione. Non in quel senso. Protensione. Si sono a favore. Ma che diavolo…Cancello tutto. Come se l’avessi fatto. Ricomincio. Ehm. Meglio schiarirsi la voce prima di ricominciare. Fatto. Credo. A capo.

La barra lampeggiante si muoveva su e giù per la pagina, i tasti orchestravano lettere apostrofi come mai avevano fatto prima. Lo scrittore scriveva.

Prendiamo il concetto di tempo. Quanto ne passi a pensare. Tanto. Ma non mi ritengo un pensatore. Tuttaltro. Sto per abbandonare. Non credo che una lettera si possa scrivere solo per il fatto che la si voglia scrivere. E’ lei a venire fuori. Io non faccio altro che dargli il mezzo per essere. Se devo essere io, allora non viene fuori niente. Se non una agglomerato di lettere che scorrono. Quasi quello che sto scrivendo sia solo un qualcosa derivato dal suono dei tasti del mio computer. Mi piace sentire lo scorrere delle parole quasi fosse questo il loro vero “rumore”. Rileggo. Ha poco senso. Ma questo lo sapevo già. Rifletto. Cosa voglio scrivere. E soprattutto sto scrivendo per me stesso o per qualc’un altro? Ero partito per scrivere qualcosa a lei. Ma ora sono finito in questo meandro di parole, in bozza. Una bozza che probabilmente non verrà mai spedita. Frustrazione. Mi descrive. A capo.
Ricominciare ti da un senso di libertà. Posso ricominciare basta andare a capo.
Ecco, di nuovo. A capo.
Sempre prima. Forse sto esagerando. Non si può andare a capo senza aver fatto nulla. Devi metterci una pietra sopra. Voltare pagina. Ma ancora non ho letto la prima. Ah. Beh allora resta su quella pagina. Ma ci sto da troppo tempo è piena di scarabocchi. Niente di comprensibile, un mucchio di parole, cancellature. E un enorme bozza. Ci sono incipit, mai cominciati. Conclusioni mai concluse. Mi descrive appieno. Rileggo. Forse è questa la chiave di scrittura. Una bozza. Strano, non avrei mai pensato che l’ispirazione a questa lettera sarebbe venuta dalla pagina bianca. Dalla bozza. E’ stata li ferma, immobile, bianca e ha dato un suo parere sulla questione. Cavolo mi battono anche le bozze. Riescono a essere originali pur non facendo nulla. Stai straparlando. Si lo so. E’ un leit motiv. Rileggo. Tutto. Bene. Ora scrivo.

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Notes